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Celiachia e assistenza digitale: cattiva gestione e superficialità mettono a repentaglio i dati dei pazienti e le risorse destinate all’erogazione gratuita

L’Associazione Italiana Celiachia accoglie con preoccupazione la notizia secondo cui una farmacia di Busto Arsizio (VA) avrebbe custodito i pin personali dei clienti celiaci per prelevare indebitamente il credito residuo presente sulla tessera sanitaria di ciascun paziente a fine mese.

“Abbiamo avuto la prova concreta di come sia possibile risparmiare e migliorare la qualità della vita dei pazienti attraverso la sostituzione del buono cartaceo con quello digitale per l’acquisto dei prodotti privi di glutine. Un sistema che non solo garantisce un controllo della spesa trasparente e in tempo reale ma facilita al tempo stesso la circolarità del buono nei diversi canali distributivi (farmacie, negozi specializzati e grande distribuzione) offrendo al paziente la possibilità di decidere dove e quanto spendere” spiega il Presidente di AIC Giuseppe Di Fabio. Si tratta, infatti, di un modello virtuoso che consente di utilizzare la propria tessera sanitaria abbinata a un pin personale per accedere al proprio credito mensile, semplificando l’accesso alla terapia, e di restituire il non speso allo Stato. “Tuttavia, proprio al fine di garantire la massima trasparenza e sicurezza del sistema, l’acceso al credito deve essere di esclusivo dominio del paziente titolare della tessera sanitaria e non può essere ceduto a terzi per la sua gestione” – precisa Di Fabio commentando la notizia apparsa su Varese News e altre testate il 27 aprile che riguarderebbe i dati di circa 250 utenti, venuta alla luce grazie alla responsabile azione di controllo di una paziente sul budget sanitario a lei riservato, e all’immediata attività investigativa svolta dall’Arma dei Carabinieri. La tessera e il codice pin custodisce infatti dati personali e risorse destinate a una specifica categoria di pazienti “informazioni per le quali è strettamente necessario lo stesso livello di attenzione che oggi adottiamo nel trattamento di tutti i dati che sistemi digitali sempre più complessi ed efficienti sono in grado di gestire per migliorare le nostre vite”.

“La Lombardia è stata fra le prime Regioni italiane ad adottare questo sistema di spesa, fatto che per noi rappresenta motivo di grande orgoglio – aggiunge Isidoro Piarulli, presidente di AIC Lombardia – ammonta a oltre 3 milioni di euro la cifra che la Regione destina al budget celiachia, un investimento importante per garantire alle persone celiache, che nell’alimentazione hanno la loro unica cura, di poter acquistare prodotti senza glutine e vivere la propria vita serenamente. Mi auguro che su questo caso isolato si faccia luce al più presto per assicurare maggiore tranquillità a tutti i celiaci che usufruiscono del buono mensile. Come AIC Lombardia siamo un punto di riferimento per i nostri soci sul territorio, continuiamo a lavorare per migliorare la qualità di vita dei celiaci e anche la sicurezza dei loro dati risulta per noi un punto importantissimo”.

Oltre 200.000 persone in Italia hanno diritto all’erogazione gratuita degli alimenti sostitutivi fino a un tetto massimo di spesa stabilito in base all’età e al sesso: nata negli anni ’80 per garantire a tutti un pari accesso alla terapia, questa forma di assistenza fortemente voluta da AIC in quarant’anni di impegno a favore delle persone celiache, è un modello riconosciuto in tutto il mondo. Da allora, la strada percorsa è tanta, basti pensare che solo fino a qualche anno fa il buono mensile erogato dal Sistema Sanitario Nazionale poteva essere speso solo in forma cartacea, esclusivamente nel canale farmaceutico e in un’unica soluzione. Oggi sono 16 le Regioni italiane ad avere attivato la digitalizzazione del buono e le altre stanno lavorando affinché questo sistema diventi realtà entro la fine del 2021.